ANGELO PASTORE DIRETTORE
MARCO SCIACCALUGA CONDIRETTORE
ANGELO PASTORE DIRETTORE
MARCO SCIACCALUGA CONDIRETTORE
L’uomo che raccoglieva bottiglie

Pino Petruzzelli
Duse
da mercoledì 4 marzo
a domenica 8 marzo
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Cartellone
2014/15
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produzione
Teatro Stabile di Genova
di produzione
regia ed elemento scenico
Pino Petruzzelli
interprete
Pino Petruzzelli »
musiche
Arvo Pärt
voce narrante
Paola Piacentini
luci e suono
Francesco Ziello
Pino Petruzzelli
Il protagonista del nuovo spettacolo di Pino Petruzzelli, già collaudato dal Festival di Borgio Verezzi e prodotto dal Teatro Stabile di Genova, è ispirato alla figura di un maestro d’ascia di Lampedusa, cui Petruzzelli aveva dedicato un capitolo del suo libro "Gli ultimi", edito da Chiarelettere. L’attore-regista accompagna lo spettatore all’incontro con questo personaggio che coltiva la sua battaglia nel mondo, ma fuori dal coro, in difesa dei suoi monti, del suo mare e della sua Storia. E traccia così il ritratto intenso, tagliente, ironico e poetico di un baluardo di resistenza umana. Pasquale non è un perdente, né un vincente. Lui ha scelto altre regole del gioco. È un uomo per il quale vale ancora la pena di sperare e di vivere.
Pasquale vive in una casa tra i monti e il mare. Una casa che egli ha costruito con le sue stesse mani, unendo al cemento il vetro delle bottiglie abbandonate dai turisti sulle spiagge. Pasquale raccoglie ciò che è rimasto. Per Pasquale raccogliere è anche ricordare. Di tanto in tanto, Pasquale ama sedere su uno scoglio che domina il mare e perdere tempo a fissare tordi, aironi, upupe, falchi pecchiaioli, fenicotteri rosa. A pochi passi dalla sua casa fatta con le bottiglie, c’è un albero secco. Ogni giorno, Pasquale vi porta acqua e gli parla, nella certezza che tornerà a fiorire. A quell’albero il maestro d’ascia racconta. E il suo racconto si fa speranza per tutti. Dedicando lo spettacolo al regista russo Andrej Tarkovskij, Pino Petruzzelli annota: «Con Pasquale ho cercato di seguire il suo ammaestramento ("Aspirare alla semplicità significa aspirare alla profondità nella rappresentazione della vita"). Ho voluto recuperare i lembi di una storia spezzata per provare a ricucirli e raccontare un’Italia, in apparenza sepolta, ma in verità ancora vitale. Un’Italia che ancora resiste, lavora e produce, seppur nel silenzio in cui è stata relegata dall’arroganza di massa. Pasquale è la bellezza di un mondo ancora vivo che palpita e pulsa sotto la cenere». E, in questo modo, giunto alla sua piena maturità di narratore teatrale, Petruzzelli offre agli spettatori la possibilità di compiere un viaggio alla ricerca di se stessi e degli altri; concedendo loro, come Don Andrea Gallo scrisse a proposito di un precedente testo di Petruzzelli, anche «il privilegio di entrare nelle vite di persone umane che illuminano la coscienza addormentata».
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