ANGELO PASTORE DIRETTORE
MARCO SCIACCALUGA CONDIRETTORE
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L’importanza di chiamarsi Ernesto

Oscar Wilde
Corte
da venerdì 26 dicembre
a domenica 4 gennaio
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Cartellone
2014/15
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produzione
Gitiesse Artisti Riuniti - Compagnia di Prosa Geppy Gleijeses
versione italiana
Masolino d’Amico
regia
Geppy Gleijeses
interpreti
Geppy Gleijeses
Marianella Bargilli
Lucia Poli
Orazio Stracuzzi
Valeria Contadino
Renata Zamengo
Giordana Morandini
Luciano D’Amico
spazio scenico
Geppy Gleijeses
costumi
Adele Bargilli
musiche
Matteo D'Amico
luci
Luigi Ascione
Le Festività natalizie in compagnia di quella che è stata definita «la più bella commedia di tutti i tempi». Ultima opera teatrale di Oscar Wilde (1854-1900), che di lì a poco sarebbe stato travolto dalla condanna al carcere per omosessualità, L’importanza di chiamarsi Ernesto debuttò al St. James’s Theatre di Londra il 14 febbraio 1895 e fu subito un successo clamoroso, tanto che uno dei suoi interpreti (George Alexander) annotò in seguito nel suo diario: «In cinquantatré anni di palcoscenico non ricordo un trionfo maggiore: il pubblico si alzò tutto in piedi e non cessava di acclamare».
Come suggerisce il suo titolo originale che gioca sulla simile pronuncia inglese di “Ernest” (nome proprio) e “earnest” (serio, onesto), la commedia è costruita sull’ambiguità del doppio, chiamando in causa due falsi “Ernest”, entrambi poco “earnest” (il protagonista Jack Worthing e il suo amico Algernon Moncrieff), che assumono un nome diverso dal proprio: il primo per condurre liberamente una vita di piaceri, il secondo per smascherare e prendersi gioco degli intrighi dell’altro. Certo, in questo intreccio di simulazioni e di scambi d’identità, nessuno dei due è “onesto”, ma proprio intorno a questi mascheramenti destinati all’happy end, Oscar Wilde si diverte a confondere le carte, trasferendo l’azione dalla città alla campagna, mettendo in bocca ai propri personaggi dei dialoghi straordinariamente brillanti e, soprattutto, inventando quello che resta uno dei suoi personaggi più originali e più riusciti: quella Lady Bracknell alla quale si deve anche il colpo di scena che scioglie infine tutta la serie di equivoci, intessuti da una commedia nella quale si può leggere in trasparenza tutto il falso perbenismo della società vittoriana. A distanza di tredici anni, Geppy Glejieses (questa volta anche regista) torna a essere protagonista della commedia che meglio di ogni altra interpreta il motto di Oscar Wilde: «Dovremmo trattare molto seriamente tutte le cose frivole e con sincera e studiata frivolezza tutte le cose serie della vita». E ancora una volta lo fa avendo al suo fianco Lucia Poli nel ruolo di Lady Bracknell, con l’aggiunta, in quello di Algernon, di Marianella Bargilli: «Attrice deliziosa e androgina, – sono parole di Glejieses – con capello corto e riccioli ribelli, proprio come Alfred Douglas, l’uomo per cui Wilde perse la testa, poi l’onore e infine la vita». Centrando così uno spettacolo «godibile e allegro» (“Il Giornale”), che ben «restituisce il gusto della sapiente ironia con cui Wilde tratteggia l’impietoso ritratto di una realtà sociale che ben conosceva» (“Corriere della Sera”) e che promette di far trascorrere un piacevole fine anno al pubblico del Teatro della Corte. DURATA DELLO SPETTACOLO: h.2.15.
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