ANGELO PASTORE DIRETTORE
MARCO SCIACCALUGA CONDIRETTORE
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MARCO SCIACCALUGA CONDIRETTORE
Le Troiane

Euripide
Duse
da martedì 25 novembre
a domenica 30 novembre
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Cartellone
2014/15
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produzione
Mitipretese
Artisti Riuniti
regia
Mitipretese
interpreti
Gianna Giachetti
Manuela Mandracchia
Sandra Toffolatti
Mariangeles Torres
scenografia e direzione tecnica
Mauro De Santis
musiche originali eseguite dal vivo
Francesco Santalucia
costumi
Cristina Da Rold
Dopo "Roma ore 11" e "Festa di famiglia", tornano a Genova le quattro attrici della compagnia che continua modestamente a chiamarsi Mitipretese con una originale rivisitazione della tragedia euripidea, "Le Troiane", con contaminazioni da Ovidio, Seneca e Sartre. Nato da uno spettacolo in forma di studio collaudato in estate nei maggiori teatri greci e romani, "Le Troiane" ha quattro protagoniste che simboleggiano il coraggio e la forza delle donne nel riaffermare la vita al di sopra della violenza e della guerra.
Ecuba, Cassandra, Elena e Andromaca sono madri e figlie, sono sorelle e spose e soprattutto vittime, tutte. Nello spettacolo non compaiono altri personaggi dell’originale. "Le Troiane. Frammenti di Tragedia" diventa così il punto di vista di quelle figure mitiche, che sono però anche donne concrete, in dialogo continuo con il portato mitico che i tragici greci ci hanno regalato. Su tutte incombe il dolore del lutto e dello sradicamento, della partenza verso un altrove che significa schiavitù. La guerra è quella di Troia, ma la distruzione è quella di un qualsiasi conflitto, che lascia sul campo cadaveri, tiene in vita masse di vinti che si lacerano nella vana ricerca di colpevoli e capri espiatori. "Le Troiane" è la storia di chi oggi ha perduto tutto e conserva solo la memoria del passato. La mente delira, il cuore si strazia. Non c’è nessuna pietà per chi resta in vita. Ma se tra le donne c’è chi pensa, come Andromaca, che è «meglio morire che vivere nel dolore», c’è anche chi afferma, come Ecuba, che «vivere e morire non sono la stessa cosa; da una parte c’è ancora la speranza, dall’altra non c’è più niente». Così, dal massacro della guerra sembra nascere più forte l’istinto alla vita. «È stata una grande emozione rivedere quel testo fondamentale nel teatro occidentale prendere corpo, e lacrime e giudizio, nelle quattro bravissime attrici. Asciugati i ruoli alle loro parti, senza che ciò sminuisca in nulla la tragedia, questa scorre dritta al compimento finale, in una condanna senza appello a ogni guerra e a ogni violenza, a cominciare da quella sul femminile» (“Il Manifesto”). «Il testo è quello classico; i gesti sono quelli delle donne schiave del proprio fascino. Applausi scroscianti per la compagnia, con appassionate discussioni tra gli spettatori» (“La Sicilia”). DURATA DELLO SPETTACOLO: h.1.20
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