ANGELO PASTORE DIRETTORE
MARCO SCIACCALUGA CONDIRETTORE
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La vita che ti diedi

Luigi Pirandello
Corte
da martedì 20 gennaio
a domenica 25 gennaio
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Cartellone
2014/15
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produzione
Teatro Stabile di Bolzano

regia
Marco Bernardi
interpreti principali
Patrizia Milani
Carlo Simoni
Gianna Coletti
Karoline Comarella
Paolo Grossi
Sandra Mangini
Giovanna Rossi
Irene Villa
Riccardo Zini
scene
Gisbert Jaekel
costumi
Roberto Banci
suoni
Franco Maurina
luci
Massimo Polo
Patrizia Milani e Carlo Simoni
"La vita che ti diedi" è un dramma costruito interamente sul tema dell’amore materno. Come annotò Gerardo Guerrieri: «Fra i tanti personaggi pirandelliani che lottano e si agitano per ancorarsi a una verità che non sanno trovare in se stessi e tanto meno negli altri e che, alla fine, inesorabilmente giungono alla sconfitta smarriti e senza una certezza, la protagonista di "La vita che ti diedi", Donn’Anna Luna, si impone con il suo amore materno che, pur deformato e fuori dalla normalità, rimane un punto certo, un sentimento positivo, un elemento di riscatto; un’eredità indiscutibile: il miracolo per cui si vive. La madre diventa il centro di tutti i raggi, il segno di un dolore vitale che non si esaurisce mai, è l’unica realtà da contrapporre alla morte».
Il punto di riferimento di questa tragedia, concepita per Eleonora Duse che però non ne volle essere interprete, è un personaggio assente, un cadavere nella stanza accanto. Un figlio che è rimasto lontano dalla madre per sette anni ed è tornato a casa per morire, consunto dalla malattia. Un figlio morto, ma rifiutato come tale dalla madre, Donn’Anna, che, in uno stato allucinatorio, non vuole uscire dal suo sogno e tenta disperatamente di mantenerlo in vita, oltre i limiti della realtà. Il dolore di Donn’Anna, s’intreccia con quello dell’amante, Lucia Maubel, per passione della quale il figlio era partito. Lucia è incinta e per questo ha abbandonato anche i due figli avuti dal marito. La morte unisce le due donne: Lucia si dispera e Donn’Anna perde ogni illusione. A lei non restano che la solitudine e il dolore, perché sa che anche la vita che nascerà dall’affranta Lucia sarà solo la testimonianza che il figlio non era più “suo” da molto tempo. Su questo amore senza condizioni di una madre che pretende di nutrirsi solo di ricordo, facendo anche a meno della presenza fisica, Luigi Pirandello (1867-1936) costruisce un intenso testo teatrale, liberamente tratto dalla novella "La camera in attesa" (1916). Una tragedia, messa in scena per la prima volta nel 1923 dalla compagnia di Alda Borelli, nella quale tutto ruota intorno al personaggio della madre, con Lucia nel ruolo della deuteragonista e gli altri personaggi che esprimono il loro giudizio sul sentimento materno, richiamando il ruolo del Coro nella tragedia greca. DURATA DELLO SPETTACOLO: h.1.30
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