ANGELO PASTORE DIRETTORE
MARCO SCIACCALUGA CONDIRETTORE
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Erano tutti miei figli

Arthur Miller
Corte
da martedì 17 marzo
a domenica 22 marzo
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Cartellone
2014/15
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produzione
Teatro Stabile di Catania
Doppiaeffe Production s.r.l.
Compagnia di Prosa
versione italiana
Masolino d’Amico
regia
Giuseppe Dipasquale
interpreti
Mariano Rigillo
Anna Teresa Rossini
Ruben Rigillo
Silvia Siravo
Filippo Brazzaventre
Barbara Gallo
Enzo Gambino
Annalisa Canfora
Giorgio Musumeci
scene
Antonio Fiorentino
costumi
Silvia Polidori
luci
Franco Buzzanca
Teatro civile e di denuncia. Scritto nel 1947, il dramma di Arthur Miller concentra l’attenzione sul nucleo famigliare dell’industriale Joe Keller, che da tre anni ormai piange la scomparsa di un figlio disperso in guerra. Solo ora però, grazie all’intervento della fidanzata del giovane, si scopre che proprio il padre, per accrescere i suoi profitti, aveva venduto parti d’aereo difettose all’aeronautica militare, causando la morte di ventun aviatori, tra cui probabilmente anche quella del figlio.
Arthur Miller (1915-2005) definì questo suo primo successo sulla scena statunitense «un’opera destinata a un teatro dell’avvenire, a diventar parte della vita dei suoi spettatori. Un’opera seriamente destinata alla gente comune – importante sia per la sua vita domestica che per il suo lavoro quotidiano – e insieme un’esperienza che allarga la consapevolezza dei legami che ci collegano al passato e all’avvenire, e che si celano nella vita». Il dramma privato diventa qui paradigma dei traumi e delle contraddizioni che, ieri come oggi, travagliano la società industriale. Coniugando l’influenza della drammaturgia di Ibsen con una struttura da teatro greco classico, annota il regista Giuseppe Dipasquale, Miller ci dice che «il magnate corrotto ha fatto tutto da solo, ma che i famigliari hanno goduto degli agi derivanti da quella corruzione. Anche per questo, affascina il passaggio impercettibile in cui la sinfonia di affetti si tinge di tragico e il dovizioso accumulo di capitale si rivela fatale, è esso stesso fato che muove il mondo». Il tema del dramma, incanalato in una storia che avanza verso la necessità di uno scioglimento secondo il modello della tragedia greca, diventa così quello del rapporto tra capitalismo e morale. Un tema universale, cadenzato in un’azione che si svolge nel pieno rispetto dell’unità di tempo e di luogo, assumendo l’andamento di un’inchiesta indirizzata al disvelamento di una colpa abilmente nascosta, la quale, una volta riconosciuta, può però essere solo pagata con la vita. «Con la parabola esistenziale del magnate, reso con solida fatalità da Mariano Rigillo, in inquieta antitesi con il figlio superstite (Ruben Rigillo), e in quieta omertà con la moglie-madre interpretata da Anna Teresa Rossini» (“La Repubblica”), si concludono così un testo e uno spettacolo nei quali «il pubblico ha colto la forza della tragedia e i significati esistenziali che ne derivano, applaudendo lungamente anche a scena aperta: segno di fiducia nella vittoria finale della civiltà e delle migliori energie umane» (“La Sicilia”). DURATA DELLO SPETTACOLO: h. 2.15
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